5 altre abitudini di comunicazione inefficace21 aprile 2015

ESTRATTO DA UN ARTICOLO DI MARSHALL GOLDSMITH E DI PUBBLICAZIONI DI WILL LINSSEN, FRANK WAGNER E CHRIS COFFREY.

5 abitudini di comunicazione inefficace

Abitudine n. 6 – Autogiustificarsi

 “Se possiamo smettere di giustificare noi stessi, possiamo migliorare in quasi tutto ciò che scegliamo”.

 Mi piace dividere le scuse in due categorie: schiette e sottili.
La scusa schietta “Il cane ha mangiato i miei compiti” è molto simile a “Mi dispiace di aver mancato il nostro appuntamento per il pranzo. Il mio assistente ha sbagliato a segnare il giorno sulla mia agenda”. Messaggio: non credere che io non ti consideri importante, o che il pranzo con te non sia un momento essenziale e imperdibile della mia giornata. È solo che il mio assistente è un incapace. La colpa è sua, non mia.

auto excuses giustification giustificarsiLe scuse più sottili entrano in gioco, invece, nel momento in cui attribuiamo le nostre mancanze a discutibili fattori genetici ereditari che sono parte integrante di noi. Di sicuro ti sarà capitato di sentire queste scuse e, forse, le hai anche utilizzate per descrivere te stesso:

  • “Sono impaziente”
  • “Rimando sempre tutto all’ultimo minuto”
  • “Ho sempre avuto un carattere impulsivo”
  • “Sono una frana nella gestione del tempo”

È sorprendente quanto spesso io senta persone brillanti e di successo fare intenzionalmente commenti negativi su se stesse. Si tratta di un’arte sottile, poiché, in effetti, si stanno stereotipando come persone impazienti, irascibili o disorganizzate e utilizzano tali stereotipi per giustificare un comportamento altrimenti imperdonabile.

La prossima volta che ti accorgi di dire Non sono bravo a…”, domandati: “Perché no?”.  Allo stesso modo, la prossima volta che uno dei tuoi collaboratori cerca di sottrarsi a qualche responsabilità dicendo “Non sono bravo a …” domandagli: “Perché no?”.

Abitudine n. 7 – Non ascoltare

 Le persone tollerano tanti tipi di scortesia, ma l’incapacità di prestare attenzione occupa un posto speciale nei loro cuori, forse perché è qualcosa che tutti noi dovremmo essere in grado di fare con facilità.

Quando non riesci ad ascoltare stai dicendo:“Non mi importa di te”“Non ti capisco”“Stai sbagliando”“Sei stupido”“Mi stai facendo perdere tempo”

Tutto quanto detto sopra

Dopo tutto, cosa ci vuole a rimanere in silenzio, mentre si ascolta e si guarda qualcuno che ci sta parlando?
L’unica occasione in cui chi ti parla si rende effettivamente conto che non lo stai ascoltando è quando mostri estrema impazienza. Vuoi che si affretti e arrivi dritta al punto. Le persone lo capiscono e raramente ti valutano meglio per sentire senza ascoltarequesto.

La cosa interessante del non ascoltare è che si tratta di un’attività, per la maggior parte, silenziosa e invisibile. Raramente le persone si accorgono che lo stai facendo. Puoi non ascoltare perché sei annoiato, distratto o impegnato a pensare a ciò che vuoi dire, ma nessuno lo saprà mai.

La realtà che ogni leader deve tenere ben presente è che in passato, persone molto brillanti possono aver tollerato un comportamento irrispettoso, ma in futuro se ne andranno!

Abitudine n. 8 – Rifiutarsi di chiedere scusa

 Qualsiasi siano le ragioni, rifiutarsi di chiedere scusa è spesso causa di malumori all’interno dell’ambiente lavorativo. Se ripensi alle relazioni interrotte nel corso della tua vita, temo che ti accorgerai che molte di esse hanno iniziato a logorarsi nel preciso momento in cui non sei stato in grado di trovare l’intelligenza emotiva di dire “Mi dispiace”.
Le persone che non riescono a scusarsi sul posto lavoro potrebbero tranquillamente indossare una maglietta con scritto “Non mi importa di te”.
L’ironia sta nel fatto che tutte quelle paure che ci impediscono di chiedere scusa, come la paura di perdere, di ammettere che stiamo sbagliando o di perdere il controllo, vengono spazzate via da una semplice scusa. Quando dici “Mi dispiace”, trasformi le persone in tuoi alleati, persino in tuoi partner.

“Scusarsi è uno dei gesti più potenti e risonanti che un uomo possa fare, quasi al pari di una dichiarazione d’amore. È seducente e irresistibile; cambia definitivamente la relazione tra due persone. Le obbliga ad andare avanti”

Quando ammetti di aver bisogno di qualcuno, di solito questo qualcuno decide di aiutarti. Durante il percorso intrapreso per renderti una persona migliore, inevitabilmente anche chi ti aiuta cerca di migliorarsi.

È così che le persone cambiano, che il team migliora, che i dipartimenti crescono e che le aziende diventano leader mondiali.

Abitudine n. 9 – Non esprimere la propria gratitudine

 Ringraziare, proprio come chiedere scusa, è un gesto incredibilmente utile nelle relazioni interpersonali. È ciò che dici quando non hai nient’altro di bello da dire e non dà mai fastidio a chi lo sente.

thank youNon esiste una vera e propria arte del ringraziamento. Dai la forma appropriata alla bocca, fletti le corde vocali e lascia che quella semplice parolina fluttui attraverso le labbra e arrivi fino alle orecchie di chiunque si trovi a portata d’udito.

Nonostante tanta semplicità, c’è ancora chi incontra grosse difficoltà nell’eseguire questa rudimentale operazione.

Fin dall’infanzia ci è stato insegnato che “Per favore” e “Grazie” sono alla base delle buone maniere. Ecco perché risulta sconcertante scoprire che così tante persone non riescono ad apprezzare il potere di un ringraziamento. Personalmente, trovo ancora più difficile comprendere il motivo per cui spesso tendiamo a ritardare l’espressione della gratitudine. Crediamo di dover aspettare il momento perfetto, come se soltanto un grande ringraziamento “teatrale” fosse gradito. Il problema è che raramente siamo in grado di prevedere quando questo momento perfetto arriverà.

“Tra tutte le sfide comportamentali, questa dovrebbe essere la più facile da vincere. Scegli qualcosa per cui essere grato. Trova la parte “colpevole”. Digli o dille: “Grazie” … fallo adesso.”

Abitudine n. 10 – Trattenere informazioni

 Nell’era dei knowledge workers, il cliché che l’informazione sia potere è più vero che mai; proprio per questo, trattenere informazioni risulta un gesto ancora più estremo e irritante.

Trattenere intenzionalmente informazioni è il contrario di aggiungere valore. In questo modo, cancelliamo il valore. Tuttavia, queste due azioni hanno lo stesso scopo: guadagnare potere. Si tratta dello stesso vecchio bisogno di vincere, solo più subdolo.

Se non capisci perché questa abitudine può risultare tanto fastidiosa, rifletti su come ti sei sentito o ti sentiresti in queste situazioni:

  • Un meeting che non ti viene riferito
  • Un memo o una mail dove non sei in copia
  • Un momento in cui sei stato l’ultima persona a venire a conoscenza di qualcosa

Indipendentemente dalle motivazioni, il problema del non condividere informazioni sta nel fatto che raramente raggiunge l’effetto desiderato. Puoi pensare di guadagnare un vantaggio e consolidare il tuo potere, ma di fatto stai solo generando sfiducia. Per ottenere potere devi essere capace di ispirare lealtà, piuttosto che paura e sospetto.

Se questo è il tuo problema, la soluzione è molto semplice: inizia a condividere le informazioni. Così facendo, non solo migliorerai le tue capacità di comunicazione, ma darai anche prova dell’interesse nei confronti dei tuoi collaboratori, dimostrando di avere considerazione per ciò che pensano.

 

About the Author

"Generare un cambiamento positivo e visibile" ... E' il principio sul quale Christine offre un coaching potente alla base di soluzioni pratiche e d'impatto e fonte di risultati tangibili. Fondatrice di StrateA ed Associate Coach presso Stakeholder Coaching Centered di Marshall Goldsmith, Christine proviene da un’esperienza solida nel campo del business e marketing a livello europeo in contesto multinazionale. In qualità di Executive Coach, Christine lavora con dei team dirigenziali per incrementare l’efficacia della loro leadership comportamentale”.

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